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Riferimenti di legge

E’ sempre utile dare una scorsa a questi testi, spesso la soluzione per aiutare animali in difficoltà è a portata di mano!

Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo

Tutela e controllo degli animali da affezione

Regolamento recante criteri per l`attuazione della legge regionale 34 del 1993

Sterilizzazione

PERCHE’ STERILIZZARE IL VOSTRO AMICO A QUATTRO ZAMPE?

E’ il caso di fare un po’ di chiarezza perché troppe sono le dicerie e le leggende metropolitane che rendono la sterilizzazione un argomento controverso e causa di animate discussioni.Le ragioni sono principalmente quattro:

– per salvaguardare la sua salute: la sterilizzazione, sopratutto se eseguita prima del primo calore riduce quasi a zero il rischio che le femmine in età adulta sviluppino tumori mammari, annulla la possibilità di insorgenza di neoplasie ovariche e uterine e di piometra.

– per garantirgli una migliore qualità della vita: i gatti maschi interi sono condannati ad una vita breve e non certo serena: essere investiti e contrarre malattie mortali come la FIV sono solo alcune delle tristi sorprese a cui andrà incontro. Le cagne e le gatte diventano irrequiete, nervose, le gatte miagolano rumorosamente per settimane, anche la notte; le cagne non possono essere portate liberamente al parco perchè presto verrebbero assalite da numerosi maschi e finito il calore i problemi potrebbero continuare con le stressanti gravidanze isteriche.

– per dare una chance agli ospiti dei rifugi di trovare una famiglia: basta visitare i rifugi per rendersi conto che ci sono già troppi cani e gatti e troppi pochi umani disposti ad ospitarli. Sarebbe davvero egoistico fare nascere altri animali i quali, ammesso che trovino una buona casa, condannerebbero gli animali dei rifugi a trascorrere il resto della loro vita in gabbia.

– per semplificare l’esistenza anche a noi umani: è sicuramente il punto meno importante e determinante, ma non è piacevole avere una gatta urlante giorno e notte per casa accompagnata da numerosi maschi che non perdono occasione per spruzzare con l’urina il nostro uscio di casa. Ne è molto divertente dover fare slalom tra cani che ci seguono insistentemente quando portiamo la nostra cagna in calore a passeggiare.

L’intervento non presenta rischi, se non quelli minimi legati all’anestesia e il post-operatorio, sopratutto in animali molto giovani, è breve.

 NON E’ VERO CHE LE FEMMINE SIA MEGLIO FARLE FIGLIARE ALMENO UNA VOLTA!

Una delle leggende metropolitane più diffuse è che sia necessario far fare almeno una cucciolata alla propria cagna o gatta prima della sterilizzazione: è ovviamente una leggenda metropolitana senza alcun fondamento scientifico.

Le femmine sterilizzate non cambiano carattere, si comportano proprio come quando non sono in estro anche se intere. I maschi invece diventano meno girovaghi, più ubbidienti, meno aggressivi con gli animali della stessa specie, non lottano più e non spruzzano urina per marcare il territorio.

Uno dei principali motivi per cui è consigliabile la sterilizzazione della propria cagna o della gatta, è la prevenzione di gravi, e spesso letali, patologie a carico dell’apparato riproduttore. Vediamole!

Tumori mammari: durante i calori vengono prodotti gli estrogeni, che agiscono, tra l’altro, anche sulle ghiandole mammarie. Continui calori a vuoto e la conseguente ripetuta stimolazione delle ghiandole mammarie possono indurre, alla lunga, alla formazione di neoplasie.

Una femmina intera ha statisticamente il 60% di possibilità di sviluppare tumori mammari maligni, proprio a causa del bombardamento ormonale subisce per tutta la vita. Viceversa una cagna o gatta sterilizzata prima del primo calore riduce questo rischio allo 0,9%. Già dopo il primo calore la possibilità di sviluppare tumori mammari aumenta all’8%, incrementandosi sino al quinto anno d’età, dopo di che si assesta al 60%.

Quindi è importante una sterilizzazione precoce che permette di annullare, o quasi, il rischio di insorgenza di neoplasie mammarie, viceversa, dopo il quinto anno d’età la sterilizzazione perde la sua funzione preventiva contro questo tipo di tumori.

Tumori uterini e ovarici: gli estrogeni agiscono anche su utero e ovaie e, ancora una volta, questa continua stimolazione può causare l’insorgenza di tumori, anche se con una frequenza minore rispetto a quanto non avvenga a livello delle ghiandole mammarie.

La sterilizzazione, qualsiasi sia l’età della femmina, azzera completamente la possibilità che si sviluppino queste neoplasie perchè le ovaie vengono asportate e l’utero, se non viene esportato, va incontro a spontanea regressione sino a scomparire.

Piometra: è una gravissima infezione dell’utero che può anche portare a morte la cagna o gatta. E’ causata da batteri (es. Streptococchi, Escherichia coli,…) che, soprattutto durante il calore trovano, nell’utero, le condizioni ideali per riprodursi. Così circa due mesi dopo l’estro si sviluppa l’infezione.

Il calore è quindi un importante fattore predisponente: con la sterilizzazione, in animali di qulsiasi età, si azzera il rischio di piometre.

La pericolosità della patologia e la sua frequenza sono tali da giustificare la sterilizzazione anche in animali di età superiore ai cinque anni nei quali l’intervento non ha più funzione preventiva contro i tumori mammari.

Gravidanza isterica: con la sterilizzazione si risolve anche il problema delle gravidanze immaginarie che, oltre ad essere piuttosto stressanti per la femmina, possono causare dolorose mastiti e favoriscono l’insorgenza di tumori mammari.

La sterilizzazione inoltre permette anche un sensibile miglioramento della qualità della vita dei nostri animali, soprattutto dei gatti maschi. Questi infatti, quando sono interi, raggiunta la maturità sessuale, spruzzeranno urina per marcare il territorio, diventano molto girovaghi, si assentano da casa per giorni e giorni andando in cerca di femmine in calore, rischiando di essere investiti dalle auto perchè distratti dai richiami delle gatte, non mangiano, dimagriscono vistosamente, litigano con altri maschi rischiando di farsi davvero male (sino a rompersi qualche osso!), possono contrarre gravi e letali malattie come la FIV e FeLV. E’ facile capire che, non solo la qualità della vita, ma anche la sua stessa durata sono sensibilmente ridotte in un maschio intero rispetto ad uno sterilizzato.

Le femmine, cagne e gatte, durante il calore diventano irrequiete, nervose, mangiano meno, vanno tenute sotto stretto controllo per evitare che uno dei numerosi maschi che troverete dietro la porta di casa riesca ad andare a segno e vi lasci alle prese con una inaspettata gravidanza. E la stessa attenzione va tenuta quando porterete la cagna a passeggio.

Inoltre, le gatte miagolano insistentemente e continuamente per settimane, anche la notte.

La sterilizzazione è un argomento delicato, attorno il quale ruotano numerose leggende metropolitane. Una delle più diffuse e deleterie è quella che vedrebbe la necessità di far partorire la nostra femmina almeno una volta prima di sottoporla alla sterilizzazione.

Come già spiegato, per aumentare al massimo i benefici di questo intervento è bene che la femmina venga operata ancora prima del primo calore: ogni estro a vuoto che facciamo avere alla nostra quattrozampe riduce progressivamente i vantaggi della sterilizzazione per la sua salute.

Ovviamente è impensabile fare accoppiare una cagna o una gatta al primo calore: sono ancora troppo piccole, stanno finendo di crescere il che richiede già sforzi ingenti, aggiungere una gravidanza ed un allattamento è una vera crudeltà. Quindi sarebbe necessario fare passare almeno il primo estro.

Inoltre per le cagne di taglia medio-grande, a causa della crescita più prolungata, è sconsigliabile l’accoppiamento prima dei 18-24 mesi, quindi prima del terzo calore. I calori a vuoto sarebbero quindi almeno un paio: ormoni in circolo, apparato riproduttore e mammelle sollecitati… il seguito lo sapete.

Già solo questo è sufficiente per capire quanto assurda e infondata sia questa leggenda metropolitana, ma non è finita qui.

Una gravidanza può indurre modificazioni tali all’utero da rendere poi necessaria un’ovarioisterectomia, invece che la più semplice ovariectomia: quindi l’intervento potrebbe complicarsi.

Non esiste alcun fondamento scientifico a sostegno di questa diceria che quindi tale rimane che venga detta dal vicino di casa o dal veterinario più attento alle voci di corridoio che alla ricerca scientifica.

Un’altra credenza diffusa è quella che un animale sterilizzato diventi necessariamente obeso. E’ vero che la sterilizzazione può causare un rallentamento del metabolismo con la conseguente tendenza a metter su pancetta, ma il trucco, come sempre quando si parla di sovrappeso, sta nella ciotola del nostro amico: se gli diamo da mangiare il giusto e non ogni volta che due occhi imploranti urlano “pappa” il nostro quattrozampe non ingrasserà di un etto! Se aggiungiamo un po’ di sano movimento il gioco è fatto.

Per quanto riguarda invece i reali possibili “effetti collaterali” della sterilizzazione ricordiamo:

Incontinenza: talvolta nelle cagne sterilizzate si può presentare questo problema che può essere temporaneo e quindi sparire dopo qualche mese. Non si conoscono ancora le ragioni del problema che però potrebbe essere legato all’abilità del chirurgo. Affidarsi quindi ad un bravo veterinario per ridurre i rischi! Per le gatte non esiste questo problema.

Sindrome urologica felina (FUS): una patologia che interessa i gatti soprattutto maschi e che consiste nell’ostruzione dell’uretra (canale di passaggio per l’urina). La sterilizzazione causa un aumento dell’incidenza della FUS nei mici maschi

Malattie infettive

 

Le malattie infettive dei gatti sono un problema da non sottovalutare, ma nemmeno da ingigantire.

Le principali malattie infettive che possono colpire i gatti sono: la FIV (immunodeficienza felina, anche nota come AIDS felino), la FeLV (leucemia infettiva felina) e la FIP (peritonite infettiva felina). A queste si aggiungono le infezioni da herpesvirus e calicivirus e, specie nei cuccioli, la panleucopenia. Tutte queste malattie sono contagiose solo per i gatti: non per gli umani, né per altri animali.

MALATTIE INFETTIVE FELINE

FIV (Feline Immunodeficiency Virus)

É un virus che danneggia le difese immunitarie dell’animale per cui i gatti FIV-positivi sono più soggetti a contrarre malattie e hanno meno risorse per combatterle.

Comunque, un gatto FIV-positivo che vive in casa (condizione ideale per questi gatti) al riparo dal rischio di contrarre ulteriori infezioni può trascorrere tutta la vita senza manifestare la malattia e può vivere oltre 10 anni. Alcuni gatti FIV-positivi, però, possono sviluppare malattie di varia gravità (gengiviti e stomatiti croniche, raffreddori, bronchiti, neoplasie,…) che vanno identificate e curate.

La FIV si trasmette principalmente con i morsi durante le lotte fra gatti e per contatto con sangue infetto; talvolta durante l’accoppiamento e raramente per contatto con la saliva.

L’interferone é un farmaco che, abbinato alle terapie sintomatiche, ha dato buoni risultati nella gestione delle patologie causate dalla FIV.

La sterilizzazione diminuisce i combattimenti fra gatti ed annulla gli accoppiamenti: è considerata un metodo di prevenzione e contenimento della diffusione del virus.

Il FeLV è anch’esso un virus che indebolisce il sistema immunitario del gatto. É più grave del FIV perché un gatto FeLV-positivo ha statisticamente circa un 70% di possibilità di morire per una malattia legata al virus nei 3-4 anni successivi al contagio. Comunque, circa un 30% dei gatti FeLV-positivi rimane asintomatico o sviluppa la malattia in età avanzata. Non bisogna, però, consideratre a priori “perso” un gatto FeLV-positivo perché talvolta è possibile curare le singole malattie causate dal virus FeLV ed esistono protocolli per l’utilizzo dell’interferone.

Un gatto FeLV-positivo non dovrebbe essere lasciato uscire, specie se nel circondario ci sono altri gatti o colonie feline, perché il FeLV si trasmette soprattutto attraverso la saliva.

Esiste un vaccino contro il virus FeLV: non fornisce una copertura totale ma offre, comunque, una buona protezione.

É molto importante fare testare il proprio gatto per i virus FIV/FeLV: si fa un piccolo prelievo di sangue e tramite un test rapido (10 minuti) si può sapere se il proprio gatto è FIV/FeLV positivo o negativo. I gatti adulti che vengono dati in adozione normalmente sono già stati sottoposti ad un test, con l’eccezione dei gattini perché questi test sono più attendibili nei gatti di almeno 4-6 mesi di età.

FeLV (Feline Leukemia Virus)

La FIP é causata da ceppi virali particolarmente patogeni che paiono originare da una mutazione genetica di un diffusissimo coronavirus enterico felino. Il 75%-90% dei gatti che vivono in colonia o in allevamenti eliminano periodicamente o persistentemente il coronavirus enterico con le feci in assenza di sintomi evidenti. Solo il 5%-10% svilupperà la FIP.

Se un gatto risulta positivo al coronavirus, non vuol dire che ha la FIP. Una diagnosi clinica di FIP può essere emessa solo dall’analisi di più esami di laboratorio (esami del sangue tra cui elettroforesi delle proteine e alfa1-glicoproteina acida; analisi di eventuali versamenti, PCR,..).

Diffidate sempre delle diagnosi “affrettate” di FIP!!

Ricordate che la soppressione di un gatto per la semplice positività al coronavirus é scientificamente sbagliata.

In una comunità non ha alcun senso isolare un gatto perché positivo al coronavirus o perché manifesta i sintomi della malattia in quanto l’eventuale contagio con il coronavirus enterico è già avvenuto.

La FIP si può manifestare in due forme: quella cosiddetta “secca” che dà sintomi diversi a seconda degli organi colpiti (reni, fegato, sistema nervoso,…) e quella “umida” in cui si hanno versamenti addominali e/o toracici. Quest’ultima forma é la peggiore: la sopravvivenza va da pochi giorni a qualche mese. La forma secca può permettere una sopravvivenza più lunga, ma comunque l’esito é sempre letale. Le uniche terapie che si sono dimostrate in grado di rallentare la progressione della malattia sono a base di interferone e cortisonici.

La FIP colpisce principalmente i gatti giovani (1-2 anni) e i gatti anziani. Attualmente non esiste un vaccino efficace e sicuro.

FIP (Feline Infectious Peritonitis)

La panleucopenia é anch’essa una forma virale che colpisce i tessuti linfoidi e le cripte intestinali. Causa una grave gastroenterite, spesso emorragica, ed una forte diminuzione dei globuli bianchi. Colpisce prevalentemente i gattini sotto i 6 mesi ed é quasi sempre letale se non si interviene con la massima tempestività. Le terapie sono la reidratazione, la somministrazione di antibiotici per contrastare le infezioni secondarie e, anche qui, si é dimostrato efficace l’utilizzo di interferone.

Esiste un vaccino in grado di prevenire l’infezione. Chiedete al vostro medico-veterinario

Panleucopenia

La panleucopenia é anch’essa una forma virale che colpisce i tessuti linfoidi e le cripte intestinali. Causa una grave gastroenterite, spesso emorragica, ed una forte diminuzione dei globuli bianchi. Colpisce prevalentemente i gattini sotto i 6 mesi ed é quasi sempre letale se non si interviene con la massima tempestività. Le terapie sono la reidratazione, la somministrazione di antibiotici per contrastare le infezioni secondarie e, anche qui, si é dimostrato efficace l’utilizzo di interferone.

Esiste un vaccino in grado di prevenire l’infezione. Chiedete al vostro medico-veterinario.

Toxoplasmosi

La Toxoplasmosi è una malattia causata dal Toxoplasma (specie Toxoplasma gondii), un protozoo che infesta il gatto e altri felini; il parassita si moltiplica nell’intestino dei felini e produce delle oocisti, che vengono espulse con le feci, diventando nel giro di 1-5 giorni, infestanti. Altri animali, come bovini, ovini e nuovamente i gatti, ecc., possono ingerire accidentalmente queste oocisti, e le carni e i visceri di questi ospiti intermedi, che contengono i Toxoplasmi, possono fungere da cibo per animali selvatici o domestici, nei quali il ciclo ricomincia. Nell’uomo, il parassita si moltiplica al di fuori dell’intestino e determina una reazione dell’organismo per la quale i parassiti vengono racchiusi in cisti caratteristiche. Lo stesso accade anche negli animali da macello. Un’attenzione particolare va prestata alle donne in gravidanza; infatti, se viene contratta per la prima volta nel corso della gravidanza, la malattia può trasmettersi al feto con conseguenze importanti se non trattata. La donna che essendo venuta a contatto con il Toxoplasma, abbia già formato gli anticorpi, risulta essere immune da questa malattia.

La maggior parte dei gatti non mostrano segni clinici di infezione con Toxoplasma. Talvolta tuttavia gatti di giovane età o che presentino un’infezione concomitante da virus leucemico felino (FeLV) o da virus dell’immunodeficienza felina (FIV) possono essere predisposti a contrarre la toxoplasmosi in forma clinicamente manifesta. I sintomi precoci non sono specifici: sonnolenza, depressione, perdita di appetito e febbre. Uno dei sintomi più frequenti è la difficoltà respiratoria, dovuta al quadro di polmonite indotta dal parassita. Possono inoltre essere presenti vomito, diarrea, prostrazione e ittero (colorito giallo delle mucose). Occasionalmente la toxoplasmosi può causare una sindrome a carico del sistema nervoso centrale, con alterata risposta alla luce, cecità, mancanza di coordinazione, alterazioni della personalità, movimenti in circolo, difficoltà a masticare e a deglutire e perdita di controllo nella defecazione e nell’urinazione. Se riconosciuta la toxoplasmosi è una malattia curabile attraverso l’utilizzo della Clindamicina (antibiotico).

Come ridurre l’esposizione al rischio di contagio nel gatto:

Le cisti nei tessuti possono essere distrutte cuocendo accuratamente le carni. È consigliabile impedire l’accesso dei gatti da compagnia a roditori e uccelli, e alimentarli solo con carni cotte o cibi per gatti preparati commercialmente e prodotti caseari pastorizzati. L’accesso alla spazzatura dovrebbe essere impedito con adatti coperchi ai recipienti.

Nella donna in gravidanza:

Cuocere la carne prima di consumarla, assicurandosi che sia ben cotta anche la parte interna e lavarsi bene le mani dopo aver toccato carni crude. Evitare il consumo di carne cruda, insaccati. Lavare accuratamente frutta e verdura prima del consumo. Nutrire i gatti di casa solo con cibi bolliti o in scatola ed impedire che vadano liberamente a caccia. Far vuotare, possibilmente ad altre persone, le feci del gatto nel water e far lavare con acqua bollente, ogni giorno, il luogo dove vengono deposte. Evitare il contatto con gatti la cui fonte di nutrimento sia sconosciuta.

È importante ricordare che se vengono rispettate le normali norme igieniche, la fonte di maggior contagio non è rappresentata dal gatto. È molto più frequente l’infezione in seguito all’ingestione di carne poco cotta o di frutta e verdura contaminate.

Controlli periodici e trattamenti nei gatti

NON UTILIZZATE MAI PRODOTTI ANTIPULCI AUTORIZZATI SOLO PER I CANI SONO LETALI PER IL VOSTRO GATTO

Le pulci

Verificate periodicamente la presenza di pulci osservando bene che alla base dei peli non vi siano puntini neri (le uova).Come prevenzione risultano efficaci i prodotti antiparassitari in fialette “spot-on” che vanno distribuiti contro pelo e sulla pelle tra le scapole.

Gli occhi

Controllate periodicamente che gli occhi non presentino secrezioni anomale, o che la terza palpebra non appaia evidente e infiammata.

Il naso

Anche il naso non deve presentare secrezioni. Controllate se il gatto, inoltre, starnutisce troppo frequentemente o respira in modo affannoso.

La bocca

Controllate che le gengive non siano infiammate, che i denti non presentino incrostazioni di tartaro e che l’alito non sia maleodorante.

Le orecchie

L’eventuale scrollare frequente della testa indica prurito o fastidio alle orecchie se non la presenza di corpi estranei al loro interno o di parassiti.

RICORDATE SEMPRE CHE I GATTI SONO ANIMALI MOLTO ABITUDINARI. SE NOTATE DEI CAMBIAMENTI O SE IL VOSTRO ANIMALE E’ INAPPETENTE SE DORME TANTO ED E’ POCO REATTIVO PROBABILMENTE POTREBBE ESSERE AFFETTO DA UN QUALCHE MALESSERE, RIVOLGETEVI AL VOSTRO MEDICO-VETERINARIO.

Molti gatti infatti non danno segni evidenti della loro malattia fino a quando essa non sarà già ad uno stadio abbastanza avanzato. Il gatto sa resistere al dolore e alle sofferenze fisiche.

Stipsi

Significa difficoltà di defecazione. E’ necessario intervenire subito perché la stitichezza può causare occlusioni intestinali, fatali, se non trattate. Consultare il veterinario. E’ bene controllare che il gatto defechi almeno una o due volte al giorno, altrimenti non aspettate troppo prima di rivolgervi al veterinario

Diarrea

Se la diarrea è accompagnata da vomito e deperimento generale, è bene invece contattarlo immediatamente, soprattutto se si tratta di esemplari giovani. Ricordate che nei gattini la diarrea va trattata (sotto consiglio medico-veterinario) con tempestività per non rischiare la disidratazione e la successiva morte dell’animale.

 

INFORMAZIONI UTILI:

La temperatura rettale in un gatto è di 38° – 38,5° C.

Calore nel gatto femmina – frequenza: 1-2 volte l’anno.

Durata media del calore: da 8 a 12 giorni.

Durata media della gestazione: 58-70 giorni (in base alla razza).